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Rula Jebreal commuove il teatro Ariston, però…

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rula jebreal

Rula Jebreal spegne per un attimo le luci della festa, il suo monologo è un colpo al cuore e ci vuole rispetto, quello che manca a Sanremo.

Ve lo immaginate il leader di un gruppo musicale nazi-rock che in un vecchio brano scriveva di voler sterminare gli ebrei e poi viene invitato a Sanremo con una canzone che parla d’amore?

E magari, nello stesso Sanremo e a metà della prima puntata, interviene la senatrice Liliana Segre con un monologo sulla Shoah.

La vittima di una tragedia che ci racconta la sua esperienza e il cantante nazi sulla stesso palco. Sconvolgente, non trovate? Proviamo soltanto ad immaginare le possibili reazioni che so, di Roberto Saviano, Fazio, la Boldrini…

Il monologo di Rula Jebreal.

Eppure, nel settantesimo Festival della canzone italiana, è accaduto proprio questo. Certo, il tema era diverso, ma quanto diverso?

Dopo aver ascoltato il monologo della giornalista Rula Jebreal e la sua vicenda personale, dubito che qualcuno possa credere che esista una violenza di serie A e una di serie B.

Non credo nemmeno di aver azzardato il paragone tra la giornalista e la senatrice perché, quando il tema è una tragedia, non esistono differenze: sono due persone che meritano rispetto.

E allora, tornando al nostro cantante nazi che si esibisce dopo la Segre, quanto c’è di corretto nel denunciare la violenza sulle donne e contestualmente dare spazio a chi quella violenza la sdogana?

“Dirò cose che non ho mai detto nemmeno a me stessa”, aveva dichiarato Rula Jebreal in conferenza stampa, e così è stato.

Il suo monologo è stato molto commovente e quando ha raccontato della madre, abusata e che sceglie una morte terribile, ha spento per un attimo le luci della festa. È arrivata ai nostri cuori lasciando alle nostre spalle, almeno per un attimo, tutte le polemiche dei giorni precedenti.

Ma è proprio per rispetto di quella madre e di tutte le donne che hanno subito violenza, che il rapper Junior Cally, non meritava quel palco.

E invece il grande abbraccio tra il direttore artistico e Rula dimostra, ancora una volta, che non siamo pronti a dare il giusto peso all’argomento: importante, delicato e drammaticamente attuale.