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Sale rosa, nero, grigio: altro che benefici, ecco cosa contengono

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sale rosa

Sempre più spesso si sente parlare del sale colorato (rosa, grigio, nero e altri) e delle proprietà benefiche che dovrebbe avere. Ma corrisponde alla realtà?

Ne ha parlato la trasmissione Report poco tempo fa e ancora prima l’amichevole chimico di quartiere Dario Bressanini: tutti questi sali colorati venduti a prezzo d’oro sono davvero benefici come dicono?

Una volta il sale era uno, bianco ed economico. Adesso troviamo in commercio tantissime varietà colorate, rosa, nero, grigio, che arrivano a costare anche trenta o cinquanta volte più del classico sale bianco.

Sono presentati come ricchi di oligoelementi, alcuni sono consigliati perché naturalmente iposodici, altri vantano proprietà particolari, come nel caso del sale rosa.

Nonostante l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandi di limitare il consumo di sale a 5 g al giorno, vediamo pubblicità che mostrano addirittura i benefici offerti dal consumo di questi sali colorati.

Ma cos’hanno di così speciale? Il sale altro non è altro che cloruro di sodio che può essere ricavato dal mare o da una miniera.

Perché sono colorati? Nel sale rosa del’Himalaya è presente l’ossido di ferro, comunemente conosciuto come ruggine; nel sale delle Hawaii viene aggiunto il carbone vegetale che dà la tipica colorazione nera; invece nel sale grigio di Bretagna è semplicemente presente dello sporco.

Sale rosa e colorato: altro che salute, tutta questione di marketing

Per adesso il valore aggiunto sul fattore salute non è rilevante. Infatti a parte le impurezze responsabili della colorazione, questi sali dal punto di vista chimico sono del tutto identici.

Forse gli effetti benefici sono racchiusi negli oligoelementi che contengono? Anche in questo caso però dobbiamo fare chiarezza.

Il sale rosa dell’Himalaya è spesso venduto con un’etichetta che indica la ricchezza di oligoelementi presenti in questo sale particolare.

Ma non è così. Infatti le concentrazioni sono così minime che per ottenere il fabbisogno giornaliero dovremmo assumerne quantità che superano di dieci o più volte quella consigliata dall’OMS.

Dobbiamo fare attenzione anche alla dicitura “iposodico” o “naturalmente iposodico” con cui a volte si commercializza questi sali.

Un sale per essere considerato iposodico dovrebbe contenere un valore di cloruro di sodio tra il 20 e il 35%, mentre in vendita ci sono sali colorati indicati come iposodici che ne contengono ben oltre quella quantità.

«Una pubblicità scorretta e pericolosa. Scorretta perché attribuisce delle proprietà nutrizionali ad un alimento che non ha queste proprietà nutrizionali. Pericolosa perché tende ad aumentare il consumo di sale nei consumatori che invece dovrebbero essere preoccupati soltanto nel ridurne il consumo», dice Enzo Spisini, docente di Fisiologia della nutrizione all’Unversità di Bologna, a Report.

Non è tutto purtroppo. A quanto pare anche la provenienza non sarebbe trasparente, almeno per quanto riguarda il sale rosa dell’Himalaya.

In realtà viene estratto nella miniera di Khewra, nel Punjab, in Pakistan, lontana centinaia di chilometri dalla nota catena montuosa da cui prende il nome.

Forse è meglio lasciare i giochi cromatici di sale ai grandi chef e pensare davvero alla nostra salute con l’unica scelta giusta: limitare il consumo di qualsiasi sale.