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Sarco: la prima macchina per suicidarsi inventata da un medico è in Italia

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sarco

Foto da Exit InternationalLa macchina del suicidio “Sarco” è esposta a Venezia fino al 24 novembre alla Venice Design 2019. La controversa invenzione dell’australiano Philip Nitschke fa ancora parla di sé.

Non è un trucco di scena e nemmeno fantascienza, è reale: “Sarco”, che sta per sarcofago, è una capsula in cui le persone possono entrare per morire.

Il suo ideatore è Philip Nitschke, chiamato anche Dr Death. Nel 1996 ha eseguito la prima eutanasia in Australia e nel 1997 ha fondato l’associazione pro eutanasia Exit.

È un vero e proprio promotore del suicidio assistito famoso anche per il suo vademecum per suicidarsi intitolato “Peaceful Pill Handbook”.

Il vademecum fornisce “informazioni pratiche sulle strategie di fine vita, come farmaci da banco e farmaci da prescrizione, gas e veleni”.

Queste non sono le uniche idee del Dr Death, ma tutte si basano sulla sua credenza che il diritto di morire sia un diritto umano, non un privilegio legale o medico.

“Nessuno dovrebbe essere soggetto a regole sul fatto che una persona sia malata abbastanza da scegliere di morire”

La sua ultima trovata, Sarco, ideata con l’ingegnere Alexander Bannick, è ora esposta a Venice Design 2019.

Come funziona Sarco?

La capsula viene presentata con un video promozionale che spiega: “È un dispositivo di eutanasia che utilizza azoto liquido per abbassare il livello di ossigeno, offrendo una morte piena di pace in pochi minuti”.

Vengono prodotte con stampanti 3D usando legno biodegradabile e plastica per la capsula. I progetti non sono stati brevettati e sono disponibili e reperibili online da tutti.

All’interno della macchina sono presenti due pulsanti: Muori e Stop. Questi possono essere azionati tramite l’inserimento di un codice che si ottiene solo dopo aver dimostrato sanità mentale attraverso un test.

Una volta inserto il codice, che sarà valido per 24 ore, la macchina si riempirà di azoto liquido che porterà il livello di ossigeno al 5%. Entro un minuto la persona sviene e la morte sopraggiunge dopo pochi minuti.

Il design Alexander Bannink ha affermato che “abbiamo un pulsante ‘Stop’, perché è indispensabile che ci sia. C’è dunque anche una via di fuga. Quindi lo rendiamo un prodotto ‘sicuro’.”

Inoltre ci tiene a far sapere che la bara è accessibile anche ai disabili ricordando che “l’attivazione tramite movimento oculare o voce è prevista per consentire l’uso della capsula da parte dei disabili”.

Che dire, non è stato lasciato nulla al caso. Sicuramente Nitschke e la sua Sarco faranno parlare molto sia in ambienti pro eutanasia che contro.

Possiamo davvero considerare tutto questo libertà? Nel 1922 Gilbert Keith Chesterton lo spiega bene in “Eugenetica e altri malanni”: 

“La libertà ha prodotto scetticismo, e lo scetticismo ha distrutto la libertà. Gli amanti della libertà credevano di renderla illimitata, mentre la lasciavano soltanto indefinita. Credevano di lasciarla soltanto indefinita, mentre in realtà la lasciavano indifesa. Per il solo fatto di trovarsi liberi, gli uomini si trovarono liberi di mettere in discussione il valore della libertà”.