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Lo scandalo degli italiani bloccati in Marocco: l’incubo di Massimo

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bloccati in Marocco

Massimo era nel paese natale della moglie quando il padre è morto e non sono riusciti a tornare in Italia: sono bloccati da quaranta giorni in Marocco.

Aveva organizzato un viaggio in Marocco che sarebbe durato un mese per andare a trovare la famiglia della moglie che è in dolce attesa.

Massimo Compagno non avrebbe mai immaginato cosa sarebbe diventata per lui quella vacanza: un incubo accompagnato da una terribile perdita.

Mentre era in Marocco, il padre, 84enne, senza particolari patologie, ha iniziato a stare male fino al tragico epilogo.

Bloccati in Marocco: il dramma di Massimo e la moglie

Vittorio Compagno dal 2016 risiedeva nella casa di riposo “Residenza La Salute” di Fiesso d’Artico in provincia di Venezia. Lo scorso 23 marzo ha iniziato ad avere febbre a 39,5 °C ma senza altri sintomi significativi.

Il 31 marzo i medici hanno fatto un tampone per la Covid-19 che è risultato positivo. Lo hanno ricoverato il 4 aprile all’ospedale di Dolo e poi la triste notizia: Vittorio è morto nella giornata del 10 aprile.

Il figlio Massimo e la moglie sono bloccati in Marocco, senza la possibilità di tornare: «Per me è uno strazio. Sono bloccato qui, non ci sono voli da due mesi».

Erano arrivati in Marocco il 10 febbraio per una vacanza che sarebbe dovuta terminare il 9 marzo con un volo già prenotato per l’Italia.

Ancora non c’erano le restrizioni adesso in vigore ma, nonostante Massimo fosse tranquillo, ha deciso di utilizzare l’applicazione della Farnesina per tenersi aggiornato.

Non è mai arrivato nessun avviso di rientrare anticipatamente ed è iniziato il loro dramma. Hanno annullato il volo del 9 marzo, come anche quello successivo del 16 marzo. Il volo disponibile per il 20 marzo invece era pieno.

Massimo Compagno e sua moglie, bloccati in Marocco, ricevono una chiamata alle 23 del 20 marzo che li avvisa che il mattino seguente sarebbe partito un volo da Casablanca. Ma loro sono molto lontani, i mezzi pubblici in Marocco sono bloccati dal 16 marzo e la moglie è incinta: impossibile prendere quell’aereo.

Non è riuscito a tornare in tempo per dare un ultimo saluto al padre: «La mia sciagura è pensare a lui che ha dovuto affrontare questo dolore fino alla morte da solo. Era un uomo forte e penso che il ritardo nel fare il tampone gli sia costata la vita».

Cosa ha fatto lo Stato per loro

Nel frattempo l’azienda noleggio con conducente NCC di Compagno, come gran parte della aziende italiane, ha risentito della crisi, aggravata dalla mancanza del titolare per due mesi.

«Siamo stati fortunati ad avere un appoggio mentre eravamo bloccati in Marocco ma in questo periodo ho dovuto affrontare delle spese per l’azienda e comunque anche qui le spese sono state diverse da quelle preventivate», racconta il signor Compagno.

Gli abbiamo chiesto come lo Stato lo abbia aiutato in questi due mesi drammatici ma la risposta non è stata quella che avremmo voluto sentire.

«Una delusione. Il mio Paese mi ha abbandonato in tutto: telefonate e mail al Consolato, all’Ambasciata, alla Farnesina, ai media ma non ho mai ricevuto risposte soddisfacenti. Ripetevano sempre la stessa cosa: “il Marocco ha chiuso gli spazi aerei” e intanto noi siamo rimasti bloccati e ci siamo dovuti arrangiare da soli».

Dopo una battaglia di 45 giorni, insieme ad altri italiani bloccati in Marocco, qualcosa sembra si sia mosso e venerdì dovrebbe arrivare un volo speciale che li riporterà in Italia.

«Il volo dovrà rispettare le distanze quindi caricherà meno persone e questo ha comportato un costo molto più alto rispetto ai prezzi standard. Ho dovuto farmi aiutare nelle spese».

Il signor Costanzo rientrerà in Italia e non avrà lavoro, non ci sarà suo padre. Una vacanza che è diventata un incubo.

«Dobbiamo essere forti per la bimba che sta per nascere. Però quello che posso dire è che lo Stato non è stato per niente presente. È triste dirlo ma è così».