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Siamo sull’orlo di una nuova guerra nei Balcani? Ecco gli Stati coinvolti

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Balcani

Siamo sull’orlo di una nuova guerra nei Balcani? Bosnia, Serbia, Montenegro, Albania. Diventano sempre più frequenti, massive e violente le proteste popolari contro i governi al di là dell’Adriatico. E c’è chi già parla di “Primavera Balcanica”.

Bosnia ed Erzegovina. A Banja-Luka lo scorso marzo viene inspiegabilmente ritrovato il corpo senza vita di un ventunenne. Il caso viene subito e misteriosamente insabbiato dalle autorità.

La vicenda però non passa inosservata e nasce il movimento per i diritti civili “Giustizia per David” che trascina migliaia di persone nelle piazze per contestare il governo socialdemocratico di Dodik accusato di corruzione.

Serbia. Oltre alle storiche tensioni col Kosovo, succede che a Krusevac nel novembre 2018, alcuni ignoti incappucciati picchiano e feriscono brutalmente il politico dell’opposizione Stefanovic.

Da allora ogni sabato un’importante parte della popolazione, che già lamentava un diffuso clima di intimidazione, crescente povertà e disuguaglianza sociale, riempie le vie di Belgrado contro la presidenza del progressista Vucic.

Montenegro. Con lo slogan Odpuri se! (Resistere!) folle di manifestanti chiedono a gran voce le dimissioni del presidente della Repubblica e leader del Partito Democratico dei Socialisti, Milo Dukanovic.

Il popolo accusa Dukanovic di corruzione a seguito di un video apparso a metà gennaio in cui vengono alla luce anni di giri di denaro sporco per i finanziamenti alle attività del partito.

Albania. A dicembre dello scorso anno, gli studenti iniziano a manifestare ad oltranza contro l’aumento delle tasse scolastiche nonostante le misere condizioni di vita.

“Per la prima volta in molti anni” – dice il politologo ed esperto Vedcan Dzihic – “c’è un momento nella regione balcanica in cui sempre più persone non vogliono chiudere gli occhi davanti alle cricche del potere”.

Successivamente, le proteste coinvolgono migliaia di cittadini esasperati, dirette contro il governo socialista del primo ministro Edi Rama accusato di dispotismo e sospettato oltretutto di avere legami con il crimine organizzato.

Si respira, quindi, nei Balcani un’aria sempre più soffocante di tensione e malcontento generale tanto che i media locali già parlano dell’inizio di una “Primavera Balcanica”.

Ma a provocare ulteriore indignazione è la reazione flemmatica dell’UE. Nonostante i paesi citati siano tutti candidati membri, Bruxelles minimizza i dissensi e disapprova i boicottaggi dei parlamenti, mostrando di fatto sostegno ai governi contestati inimicandosi intere popolazioni ormai sempre meno filo-europeiste.

Ci si chiede a questo punto se abbia senso revisionare i negoziati ma soprattutto come gli europarlamentari intendono proteggere gli Stati già membri dell’UE da un’eventuale “Primavera balcanica” e da tutto ciò che può derivarne, come immigrazione clandestina, criminalità, traffico umano. O guerra.