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La Spagna spegnerà internet in caso di “disordine pubblico”

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decreto digitale

La Commissione Permanente del Congreso Espanol approva il decreto digitale che permette al Governo di interrompere internet e comunicazioni in caso di “disordine pubblico”

La notizia è passata in sordina i primi giorni sui giornali nazionali anche se il decretazo digital è una legge senza precedenti nella democrazia spagnola.

Finora l’Esecutivo aveva il potere di chiudere i siti web per sospetto di possibili reati (come la proprietà intellettuale), ma sempre con un mandato.

Per i giuristi e gli attivisti, il “decreto” è una violazione dei diritti fondamentali dei cittadini ed è contrario alla Costituzione.

Il decretazo è passato grazie ai voti di PSOE, PP e Ciudadanos: contrari i partiti nazionalisti e Vox. Si è astenuto Podemos, forse per evitare attriti con l’alleato Sanchez.

Il Ministro dell’Economia in carica, Nadia Calviño, è intervenuta in difesa del decreto legge: “Data l’attuale situazione politica, era urgente una misura simile“.

Si riferisce ovviamente alla questione della Catalunya, che sta progettando una repubblica digitale che pare non andare a genio al Governo.

Inoltre le proteste in seguito alla sentenza del 14 ottobre sono state coordinate proprio mediante piattaforme digitali, quindi l’obiettivo pare quello di evitare nuovi disordini.

Le reazioni al decreto digitale

Ma queste scuse non convincono i partiti nazionalisti. Montserrat Bassa, portavoce del CER è preoccupata: “La censura di Internet è un percorso pericoloso“.

Sarà infatti il governo, e non un giudice, a tagliare l’accesso a Internet, ai social network e ai servizi elettronici. Si potranno censurare contenuti su Facebook o Twitter.

Sulla questione è intervenuto Enric Luján, membro fondatore di Críptica.org, un’associazione no-profit focalizzata sulla difesa della privacy e della sicurezza, e professore di scienze politiche all’Università di Barcellona.

È un approccio apertamente incostituzionale. Non si tratta di una situazione di eccezionale urgenza e stiamo approfittando della scusa della Catalogna per intrufolarci in qualcosa che incide effettivamente sulle libertà e i diritti fondamentali di tutti gli spagnoli“.

Il decreto digitale vìola il diritto di accesso alle informazioni e anche altri, come il diritto di sciopero. Qualsiasi protesta che mette a disagio il governo può essere repressa in questo modo“, conclude.

Contrario anche Carlos Sánchez-Almeida, giurista specializzato in Internet e membro della piattaforma PDLI, una delle organizzazioni che propone un appello di incostituzionalità.

È una legge incostituzionale che riguarda tutti. Qualsiasi protesta da parte dei contadini, delle persone contro gli sfratti, dei lavoratori, può essere repressa“.

Di certo si tratta del primo caso in Europa, il quale crea un precedente che potrebbe influire notevolmente sulle libertà di espressione dei cittadini.