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«Vi stanno deportando?» la risposta dell’ucraina a Report: «Ma smettetela»

Nella puntata di Report di ieri sera hanno mandato in onda un servizio esclusivo girato a Mariupol. L’inviato ha raccolto la testimonianza di molti civili.

“C’è stato un boato ed è crollato tutto” ha detto un abitante a proposito della distruzione del teatro di Mariupol. Fu colpito il 16 marzo e morirono 130 persone. Fonti ucraine parlano di oltre 300.

“Secondo me l’esplosione è avvenuta dall’interno, perché i muri sono caduti verso l’esterno. Inoltre – ha aggiunto – quando abbiamo cominciato a portare fuori la gente ferita e uccisa, ho visto che una signora anziana aveva numerose ferite causate dalle schegge di una bomba”.

Il testimone ha sostanzialmente confermato la tesi di Mosca, che ha sempre parlato di attentato causato dal battaglione Azov. Secondo fonti internazionali, invece, a colpire il teatro sarebbe stato un aereo russo.

“I militari ucraini mettevano davanti ai portoni dei barattoli rossi” ha detto una ragazza. “Segnalavano alle truppe dove mettere i punti di fuoco. Noi li abbiamo fatti sparire, così abbiamo salvato la nostra casa. Altrimenti molto probabilmente saremmo già morti”.

E ancora: “Il 24 febbraio Mariupol è stata chiusa, eravamo in gabbia. Non c’è mai stato un corridoio verde per portare via i bambini e gli anziani”.

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C’era anche la madre della ragazza: “Hanno fatto saltare in aria le rotaie, era impossibile lasciare Mariupol”.

L’esclusiva di Report

L’inviato di Report ha girato anche alcune immagini a Donetsk, dove ha incontrato altri cittadini ucraini in fuga da Mariupol.

“Il Battaglione Azov ha sparato sopra casa mia” ha detto una donna. Quando il giornalista le ha chiesto se fosse sicura che si trattasse del Battaglione Azov, lei ha risposto di sì, perché avevano la bandiera ucraina sulla divisa.

“Hanno messo l’artiglieria tra gli edifici residenziali anche se c’era scritto «bambini» sui muri. Ci hanno usato come uno scudo umano”.

Al suo fianco c’era un’altra donna: “Un carro armato ucraino ha sparato sulla casa e poi si è spostato. A quel punto è arrivato un colpo dai russi. La mia casa è stata colpita tre volte”.

Poi è stato intervistato un giovane padre. “Durante i primi giorni di guerra non si poteva scappare dalla città perché i militari avevano messo i carri armati in mezzo alla strada. C’era chi offriva loro del denaro per passare ma era inutile. Solo quando la Russia ha conquistato tutta la costa siamo riusciti a fuggire”.

Il giornalista è entrato anche in un ospedale, dove ha incontrato e intervistato una giovane madre colpita da una scheggia. Ha rischiato di perdere l’uso delle gambe.

“I militari ucraini avevano sfondato la porta di casa mia per farne la loro base. Fuggire era impossibile. Io, mio marito e la mia bambina abbiamo vissuto in un seminterrato dal primo marzo senza mai uscire”.

Il ritorno a Mariupol, dove gli abitanti chiamano i russi liberatori

Tornati a Maripuol, l’inviato ha detto che gli abitanti chiamano gli occupanti “liberatori”.

Altre testimonianze hanno raccontato di soldati ucraini che hanno bruciato interi quartieri. Incontrando un gruppo di cittadini, il giornalista ha chiesto se si sentivano più russi o ucraini. La risposta è stata secca: “Russi”. 

A questo punto ha domandato perché volessero stare con il Paese che aveva bombardato le loro case. Un anziano signore ha risposto stizzito: “Sono stati gli ucraini! l’Ucraina ci ha bombardato, non la Russia!”

Verso la fine del servizio è stato intervistato un ufficiale dell’esercito della Repubblica di Donetsk. Secondo la sua versione il Battaglione Azov, che occupa l’acciaieria Azovstal, sta trattenendo i civili con la forza.

“Capiscono che questa è l’unica cosa che gli garantisce di sopravvivere” ha detto. “In caso di assalto la presenza dei civili ci complicherebbe notevolmente il lavoro”. Foto: Rai Play