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Strage di Capaci, nuovi inquietanti dettagli: chi ha posizionato l’esplosivo?

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strage di capaci

Il pentito Pietro Riggio ha deciso di tornare a parlare della strage di Capaci aggiungendo nuovi inquietanti dettagli, al momento in fase di approfondimento.

Pietro Riggio, 54 anni, ex agente della polizia penitenziaria e mafioso del clan di Caltanissetta, ha deciso di tornare a parlare davanti ai magistrati.

Collabora con la giustizia dal 2009 ma solo adesso ha deciso di raccontare dettagli che implicherebbero il coinvolgimento di un ex poliziotto.

A dare la notizia di queste rivelazioni è il quotidiano Repubblica che racconta le pesanti dichiarazioni del pentito.

Strage di Capaci: chi è il “turco”?

Finora sono state emesse sentenze che annoverano solo uomini delle cosche attorno all’autostrada in quel 23 maggio 1992, quando avvenne la strage che costò la vita a Falcone, alla moglie e agli agenti di scorta.

Da quanto raccontato dal pentito Riggio, sarebbe stato invece un ex poliziotto, chiamato il “turco”, a posizionare l’esplosivo nel canale di scolo dell’autostrada.

Riggio ha messo a verbale davanti ai pm nisseni queste dichiarazioni: «Mi ha confidato di aver partecipato alla fase esecutiva delle strage Falcone. Si sarebbe occupato del riempimento del canale di scolo dell’autostrada con l’esplosivo, operazione eseguita tramite l’utilizzo di skateboard».

Il procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci e quello di Firenze Luca Turco hanno chiesto all’uomo perché abbia deciso di parlare solo adesso.

«Fino a oggi ho avuto paura di mettere a verbale certi argomenti, temevo ritorsioni per me e per la mia famiglia. – risponde Riggio – Ma, adesso, i tempi sono maturi perché si possano trattare certi argomenti».

Riggio avrebbe conosciuto il “turco” nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Dopo la scarcerazione nel 2000 l’ex poliziotto avrebbe reclutato il mafioso per entrare a far parte di una non ben identificata struttura dei Servizi che si sarebbe occupata di ricerca di latitanti.

Ha rivelato che lo contattò anche dalla Direzione investigativa antimafia per aiutare nella cattura di Provenzano, diventando una sorta di infiltrato.

Anche se le dichiarazioni hanno lasciato perplessi i magistrati nisseni, la procura nazionale antimafia ha convocato una riunione per approfondire le nuove rivelazioni.