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Tafida Raqeeb, 5 anni, i medici vogliono ucciderla, i genitori no: chi decide?

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Tafida Raqeeb

L’ospedale londinese è intenzionato a procedere al distacco del ventilatore di Tafida Raqeeb, contro il parare dei genitori.

Ancora una volta, e come per i piccoli Charlie Gard e Alfie Evans, la scienza predilige la cultura della morte. Per i medici del Royal London Hospital, Tafida Raqeeb, la bimba di 5 anni ricoverata, deve morire.

Poco importa se i genitori chiedono di tenerla in vita per continuare ad amarla e sperare di poterla riabbracciare.

L’ospedale è intenzionato a staccare la spina e qualora i genitori non fossero d’accordo, si rivolgeranno a un tribunale per avere l’autorizzazione.

I genitori di Tafida Raqeeb

Il padre della piccola si chiama Mohammade, ha 45 anni e lavora nel settore dell’edilizia. La madre è Shelina Begum, un avvocato di 35 anni. Sono entrambi inglesi ma di origine bengalese.

Le loro vite vengono messe a dura prova la mattina del 9 febbraio scorso quando, dopo una crisi respiratoria, la figlia perde coscienza. All’arrivo dell’ambulanza viene subito intubata: è già in pericolo di vita, occorre procedere tempestivamente.

Dopo un arresto cardiaco viene portata all’ospedale più vicino, il Newman University Hospital. I medici chiedono il trasferimento in una struttura ospedaliera specializzata: “c’è un grumo di sangue nel cervello”, dicono.

Viene portata al King’s College Hospital, dove i dottori informano i genitori che la loro figlia ha soltanto l’1% si probabilità di sopravvivere all’intervento.

I genitori danno il consenso e nonostante le scarse probabilità di sopravvivere, l’operazione tiene in vita la piccola Tafida.

L’11 febbraio le condizioni sembrano migliorare ma i medici parlano di “morte cerebrale”. Nel mese di aprile viene trasferita al King’s College Hospital.

In un primo momento, e secondo quanto raccontato dalla madre della piccola a Life Site News, i medici avrebbero parlato di un possibile recupero grazie a una tracheoscopia.

Nei giorni a seguire non solo non verrà effettuata nessuna tracheoscopia ma dopo un consulto tra medici, il 19 giugno, Mohammade e Shelina Begum vengono informati del responso: procedere al distacco del ventilatore.

Inutile ogni richiesta per tenerla in vita, l’ospedale è pronto a rivolgersi anche a un tribunale. Una sola scelta viene concessa: decidere dove farla morire, in casa o in ospedale.

Gaslini: l’ospedale italiano si rende disponibile

A questo punto la famiglia ha provato a cercare strutture sanitarie all’estero che fossero disposte ad aiutare Tafida. A rendersi disponibile è un ospedale italiano di Genova: il Gaslini.

Ma niente da fare, dal Regno Unito fanno sapere che l’RLH non ha alcuna intenzione di concedere il trasferimento. Ai povero genitori, non resta che rivolgersi all’Alta Corte di Londra.

Un copione già visto e che rende l’idea di come la cultura della morte stia prendendo il sopravvento sulla vita. Non è il primo caso e con ogni probabilità non sarà nemmeno l’ultimo.

Non siamo medici e ci asteniamo da giudizi tecnici ma di una cosa siamo certi: nessun genitore vorrebbe vedere soffrire il proprio figlio e, dunque, se c’è un barlume di speranza è giusto rispettare la vita.

Senza contare che l’Amore di un padre e di una madre, arrivano dove leggi e scienza non hanno alcun potere. Auguri piccola Tafida: non smettere di combattere! Per aiutare Tafida firma la petizione di CITIZENGO qui.