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Taglio dei parlamentari: per il popolo è inutile, per certi partiti fondamentale

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taglio dei parlamentari

Il taglio dei parlamentari? Un ottimo pretesto dei cinque stelle per prendere tempo e provare a riappropriarsi dei voti persi.

In Italia viviamo in perenne campagna elettorale. I comizi si fanno prima, durante e dopo le elezioni. Pensare a un governo che duri cinque anni sembra davvero un miraggio.

Vuoi per scelte politiche, vuoi per interessi personali, liti o, molto più semplicemente, per ordine di qualche “potente”, il modo per far cadere un governo lo si trova sempre.

Considerando le divergenze tra i due partiti, quello giallo-verde ha retto abbastanza, eppure molti italiani avevano creduto in un “governo del cambiamento” che potesse durare cinque anni.

Il problema non è la TAV, il governo dei sì o dei no, o il lavoro di alcuni ministri: la vera ragione è dettata da interessi politici e personalismi. Non solo, entrano in gioco anche geopolitica e multinazionali.

Pensare infatti che la scelta di far cadere un qualsiasi governo sia dettata da incompatibilità è del tutto errata: il motivo è diverso e non sarà mai quello comunicato in tv.

Le decisioni importanti vengono prese ben lontano dai riflettori e quando si discute non si fanno solo calcoli elettorali ma si devono fornire risposte ad altri Paesi, come ad esempio Russia, Stati Uniti e Cina.

Il Presidente Giuseppe Conte

Secondo gli ultimi sondaggi la Lega sarebbe al comando con circa il 38% dei voti. Personalmente non mi sono mai fidato dei sondaggi ma anche ammettendo che sia così, quanto durerà?

Il mio giudizio è che Matteo Salvini pagherà la scelta di aver voluto chiudere in malo modo l’esperienza con i cinque stelle.

Al di là dei tatticismi esiste anche il rispetto, quello che il “capitano” avrebbe dovuto avere nei confronti di chi lo ha difeso sul caso Diciotti.

Ovviamente il riferimento è al Presidente Giuseppe Conte, l’unico che, al di là dei tanti giudizi dettati da un pensiero ideologizzato, è stato sempre leale e disponibile nei confronti di tutti.

Ma torniamo al 38% di Salvini e cerchiamo di capire perché diventa fondamentale il taglio dei parlamentari. Qualora infatti dovesse passare la riforma, si parlerebbe di elezioni tra diversi mesi.

Ecco perché i cinque stelle insistono così tanto. Un tempo così lungo permetterebbe loro di riorganizzarsi e riappropriarsi della marea di voti persi in questi ultimi mesi. Idem il partito democratico.

Al contrario, il leader della Lega vuole andare subito a elezioni per non disperdere quel 38% chiamando a raccolta il vecchio amico Berlusconi e FDI.

Dall’altra parte si pensa al grande inciucio M5S – Pd. Ci avreste mai pensato? Che barzelletta questa nostra bella Italia. Insomma, l’unica certezza è il solito Pd che si spacca.

Il taglio dei 345 parlamentari

La riforma costituzionale andrebbe a tagliare il numero dei deputati da 630 a 400 e il numero dei senatori da 315 a 200. Per essere legge manca l’approvazione in seconda lettura alla Camera e poi la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Ora, cari lettori, sapete quanto vale questo tanto sbandierato taglio? Secondo Cottarelli, lo 0,007% della spesa pubblica. Non avete capito bene? Ve lo scrivo a lettere: lo zero virgola zero zero sette per cento. Dagli attuali 500 milioni a legislatura si passerebbe a 285 milioni di euro.

Sapete a quanto ammonta il nostro debito pubblico? 2.325 miliardi di euro. Il taglio dei parlamentari farebbe risparmiare 0,215 miliardi, una cifra completamente trascurabile.

Ma c’è un aspetto a mio avviso molto più inquietante dei soldi e riguarda la nostra democrazia. Tagliare il numero di parlamentari vuol dire essere meno rappresentati in parlamento: siete ancora convinti che si tratti di una riforma fondamentale?