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Oltre la sinistra

Tahar Lamri, scrittore algerino da 30 anni in Italia, sul razzismo

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Tahar Lamri

Incontriamo un noto mediatore culturale arabo, Tahar Lamri (Algeri, 1958), per capire come aprirsi agli altri, senza paura e difendendo i diritti comuni.

È uno scrittore algerino naturalizzato italiano. Organizza da anni in tutta Italia seminari e convegni sulla letteratura dell’immigrazione e sul multiculturalismo.

Esercita la professione di traduttore-interprete, consulente per il commercio con l’estero e consulente per la Biblioteca “A. Delfini” di Modena per la classificazione dei libri in lingua araba. È inoltre narratore e saggista.

Il problema del razzismo nel mondo è strettamente legato all’aumento delle discriminazioni a seguito dei flussi migratori e delle intolleranze nei confronti delle minoranze religiose e sessuali. Ne parliamo con Tahar.

Intervista a Tahar Lamri

L’ordine sociale razzista, diverso dal razzismo che può essere individuale, identifica ogni persona emarginata, svantaggiata o povera. È dunque più grave?

Il razzismo è multiforme. Non esiste un solo razzismo ma tanti razzismi o diversi tipi di razzismi. Tutti dello stesso grado di gravità.

In Italia, in Europa, negli ultimi anni, si è diffuso un razzismo strisciante che va dall’aperta ostilità al diverso, a forme di paternalismo più o meno spinte.

D’altra parte si è diffusa l’ideologia del “non sono razzista ma…”, con quel “ma..” paradossalmente privo di significati e carico di pregiudizi.

Le politiche di sicurezza o di rassicurazioni (che non sono in realtà nient’altro che un commercio di voti) fanno sì che una specie di stato di eccezione, il tratto principale dell’esercizio di uno Stato sovrano, sia applicato in modo permanente sullo straniero immigrato e soltanto su di lui.

Quindi l’immigrato vive, paradossalmente, in uno Stato di polizia mentre il restante dei cittadini vivono in uno Stato di diritto.

Come vedi l’ordine sociale razzista e il razzismo, entrambi gravi, gravi per la democrazia e lo Stato di diritto, sono strettamente legati.

I media e l’immigrazione: Tahar Lamri, secondo lei l’informazione è onesta e non ideologizzata?

I media, al di là di ogni Carta e di ogni codice deontologico, sono imprese che vendono informazioni, anzi sensazioni. Questo è ormai il tratto generale.

Personalmente non so cosa voglia dire “informazione onesta”, casomai “obiettiva”. L’informazione obiettiva esiste e resiste ancora ma bisogna cercarla. Nei media mainstream è merce sempre più rara.

L’energia di chi non ha altra scelta

Tahar Lamri, ci spieghi l’energia di chi non ha altra scelta?

Chi non ha scelta, può solo sopravvivere e, quando possibile, diventare migliore. Chi non ha scelta non conosce la disperazione o comunque non parte da quella perché sa che la speranza è il suo miglior alleato.

La metà dei migranti morti in mare non ha un nome, sono naufraghi senza volto. Come può finire questo oltraggio?

Non è il mare a essere cattivo ma il cuore degli uomini. Il mare è per natura pericoloso ma non cattivo. Cattivi sono le leggi degli uomini che impediscono la libera circolazione, un diritto umano fondamentale.

La parola costruisce un ponte tra culture lontane?

In principio era il Verbo. La vita è fondata sulla parola. Sulla conoscenza. La vita è l’arte dell’incontro, diceva il poeta brasiliano Vinicius de Moraes. La parola è il mezzo per questo incontro.