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Tamponi, la Corte d’Appello portoghese: «Inaffidabili, quarantena illegale»

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Sentenza choc quella della Corte d’appello portoghese che ha dichiarato illegale la quarantena di quattro persone e inaffidabili i tamponi (test PCR).

È una notizia che è passata in sordina ma potrebbe avere molte implicazioni legali, sia in Portogallo che nel resto d’Europa.

Una sentenza in primo grado del tribunale aveva dichiarato illegale la quarantena di quattro persone ma l’Autorità sanitaria regionale delle Azzorre aveva fatto ricorso. Incredibilmente l’11 novembre la Corte d’appello portoghese si è pronunciata contraria al ricorso, dando ragione al tribunale.

Tra le motivazione che hanno portato alla decisione finale la Corte ha avvallato la tesi scientifica della mancanza di affidabilità dei test PCR.

Tamponi negativi ma obbligati alla quarantena

I protagonisti di questa disavventura, finita in tribunale, sono quattro tedeschi. Al loro arrivo sull’isola di São Miguel hanno presentato un certificato negativo del test sulla Covid effettuato 72 ore prima dell’arrivo.

Durante il loro soggiorno hanno effettuato un secondo test PCR dove uno dei quattro è risultato positivo, mentre gli altri tre negativi.

Da questo momento è iniziato il loro calvario. Dopo circa una settimana dal loro arrivo hanno ricevuto una “notifica di isolamento profilattico” della durata di 14 giorni.

Sono stati trasferiti in un hotel e separati in stanze diverse. Le tre persone negative, dopo il periodo di isolamento, non hanno presentato alcun sintomo. La persona positiva, dopo un ulteriore test PCR, è risultato nuovamente positivo.

Quello che è inspiegabile è il motivo per il quale sia stato impedito di uscire dalle loro stanze anche alle persone negative e senza sintomi.

Il tribunale ha infatti convenuto che, dopo aver analizzato i fatti, «è inesorabile concludere che sia un’autentica privazione della libertà personale e fisica dei ricorrenti».

Le motivazioni che hanno portato la Corte d’appello portoghese a confermare la decisione del tribunale in primo grado sono riportate in una lunga sentenza.

Uno dei punti principali è che una diagnosi è un atto medico che solo un medico è legalmente qualificato a effettuare e per la quale sarà l’unico responsabile.

Nessun’altra persone o istituzione ha questa autorità, neanche i tribunali. Non era compito dell’Autorità sanitaria regionale delle Azzorre dichiarare qualcuno malato o pericoloso per la salute pubblica.

Conclusioni delle Corte d’appello portoghese

Secondo la Corte nessuno può prendere una decisione simile in base a un esame di laboratorio.

Il tribunale ha concluso che «se effettuato senza previa osservazione medica del paziente, senza la partecipazione di un medico certificato dall’Ordem dos Médicos, che avrebbe valutato i sintomi e richiesto i test / esami ritenuti necessari, qualsiasi atto di diagnosi, o qualsiasi atto di vigilanza sulla salute pubblica violerà una serie di leggi e regolamenti».

Inoltre «potrebbe configurare un crimine di esercizio illecito di professione nel caso in cui detti atti siano eseguiti o dettati da qualcuno privo della capacità di farlo, cioè da qualcuno che non è un medico registrato presso l’Associazione Medica».

Per la Corte d’appello portoghese l’Autorità sanitaria delle Azzorre ha violato l’articolo 6 della Dichiarazione universale su bioetica e diritti umani.

Questo perché non ha fornito la prova che era stato dato il consenso informato, imposto da detta dichiarazione, alle persone sottoposte a tamponi che avevano presentato reclamo contro le misure di quarantena forzata loro imposte.

Non esiste prova infatti che i quattro tedeschi siano stati visitati da un medico, né prima né dopo aver effettuato il test.

Tamponi inaffidabili

Nonostante i punti sopra elencati fossero già sufficienti a rendere illegittima la quarantena forzata, la Corte ha aggiunto delle considerazioni importanti sui test PCR.

«Sulla base delle prove scientifiche attualmente disponibili questo test RT-PCR è di per sé incapace di determinare, oltre ogni ragionevole dubbio, che la positività in realtà corrisponda all’infezione da virus SARS-CoV-2».

Questo accade perché l’affidabilità del test dipende dal numero di cicli utilizzati e dalla carica virale presente, come ha spiegato la sentenza.

La Corte ha citato uno studio del 2020 pubblicato dall’Università di Oxford: «Se qualcuno viene testato dalla PCR come positivo quando viene utilizzata una soglia di 35 cicli o superiore, la probabilità che tale persona sia infetta è < 3% e la probabilità che detto risultato sia un falso positivo è del 97%».

Inoltre, secondo un altro recentissimo studio pubblicato su The Lancet, la Corte ha affermato che «qualsiasi test diagnostico deve essere interpretato nel contesto dell’effettiva probabilità di malattia», valutata prima dell’esecuzione del test stesso.

«Nell’attuale panorama epidemiologico, la probabilità che i test Covid-19 diano risultati falsi positivi è in aumento, con implicazioni significative per gli individui, il sistema sanitario e la società».

In conclusione la sentenza della Corte d’appello portoghese si è pronunciata a favore dei tedeschi che hanno portato in tribunale l’Autorità sanitaria regionale delle Azzorre.

«Considerati quanti dubbi scientifici esistono, espressi dagli esperti sull’affidabilità dei test PCR, data la mancanza di informazioni sui parametri analitici dei test e in assenza di una diagnosi medica a sostegno dell’esistenza di infezione o rischio, non è possibile che questo tribunale possa mai determinare se il positivo fosse effettivamente un portatore del virus SARS-CoV-2 o se i tre negativi fossero ad alto rischio di esposizione ad esso». Foto: YouTube