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Salute

Terapia intensiva: Bassetti e Zangrillo smontano l’ennesima presa in giro

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Da mesi il prorettore Alberto Zangrillo e il professor Matteo Bassetti cercano di ridimensionare la gravità dell’emergenza e nei loro ultimi interventi hanno spiegato la situazione in terapia intensiva.

I bollettini giornalieri continuano a sparare numeri senza le precisazioni che li dovrebbero accompagnare, come la percentuale di positivi asintomatici e i motivi dei ricoveri in terapia intensiva.

Mentre i giornali continuano a mettere titoli che indicano una situazione drammatica all’interno degli ospedali, chi ci lavora non è d’accordo e smentisce queste notizie.

Terapia intensiva: il commento di Zangrillo

Il primario di anestesia e terapia intensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano è stato ospite di Parenzo e Telese alla trasmissione In Onda, su La7.

«I casi gravi correlati unicamente al virus, come abbiamo visto drammaticamente a marzo e aprile, non esistono più. Questo vuol dire che non credo nella seconda ondata».

Ha spiegato che non era sua intenzione entrare in polemica neanche «con coloro che da un mese e mezzo pontificano, dando numeri in televisione senza aver mai visto un malato».

Per Zangrillo deve essere fatta una distinzione. Un malato portatore di gravi patologie in terapia intensiva, con la nuova disposizione di legge, deve effettuare un tampone. Nel caso risultasse positivo incrementerà il numero comunicato giornalmente dei ricoverati Covid nelle terapie intensive.

«Sono stato autorizzato un’ora fa dal viceministro e collega, professor Sileri, a dire che in questo momento nel Lazio una quota importante dei pazienti ricoverati è in terapia intensiva a causa di patologie pregresse gravi e nel frattempo sono risultati positivi anche al SARS-CoV-2».

Ha aggiunto che la stessa cosa vale per l’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dove i ricoverati per Covid risultavano zero il 4 settembre.

«Gli italiani devono conoscere la verità. Dobbiamo avere il coraggio di dire la verità», ha concluso il prorettore Alberto Zangrillo.

D’altronde anche Zaia, in una delle sue ultime conferenze stampa, ha affermato che se un paziente finisce in terapia intensiva per patologie già esistenti e poi risulta positivo al tampone «la sua storia clinica ospedaliera diventa di paziente Covid. Purtroppo è sbagliato, però è così».

La conferma anche dal professor Bassetti

Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato gli ultimi dati e i ricoveri in terapia intensiva.

Per prima cosa ha affermato che, secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, l’Italia è tra i paese europei con meno casi negli ultimi 14 giorni.

Ha aggiunto che anche la percentuale dei positivi, rispetto al totale dei tamponi effettuati, non è variata nell’ultimo mese. Il valore è stabile sull’1,5-2%.

«I casi salgono come numero assoluto perché crescono i tamponi eseguiti ma la percentuale resta stabile», ha spiegato il professore.

Anche sui ricoveri il suo commento è positivo. Il numero è stabile e i ricoveri in terapia intensiva rappresentano sempre lo 0.3-0.4% del totale dei positivi.

Ma, come il prorettore Zangrillo, Bassetti ha specificato: «Non sappiamo quanti siano legati veramente alla polmonite da SARS-CoV-2. Un punto da tenere in opportuna considerazione: la ragione del ricovero in terapia intensiva, per Covid o con Covid». Foto: La7YouTube