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Ultimi dati Istat: gli italiani muoiono, i residenti stranieri aumentano

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ricambio naturale

Nel nostro Paese ci sono tante emergenze ma una in particolare è quella sulla quale bisognerebbe intervenire il prima possibile: il ricambio naturale.

Nell’ultimo anno i giovani italiani che hanno lasciato il nostro Paese in cerca di maggiori opportunità sono 120.000, 3.000 in più rispetto all’anno precedente. Per il quinto anno consecutivo la popolazione italiana è diminuita.

I dati Istat parlano chiaro: 116.000 italiani in meno rispetto all’anno scorso, il più basso livello di ricambio naturale dal 1918. Come se non bastasse, il numero di nascite è in continua discesa: 67 neonati ogni 100 decessi.

Tendenza al contrario per i residenti stranieri, che al primo gennaio 2020 – riporta Avvenire –  ammontano a 5 milioni 382 mila, in crescita di 123 mila unità (+2,3%) rispetto a un anno prima.

Ricambio naturale a rischio: costante calo di nascite

Il numero di nascita nel nostro Paese è certamente il tema principale. L’età media delle donne che partoriscono ha toccato i 32,1 anni mentre la fecondità è di 1,29 figli per donna.

Sulla questione è intervenuto anche il Presidente Mattarella che, dopo aver ricevuto al Quirinale una delegazione del Forum delle associazioni familiari, guidata dal loro presidente, Gigi De Palo, ha parlato di “problema che riguarda l’esistenza del nostro Paese”.

Queste invece le parole di De Paolo dopo l’incontro: “Abbiamo ribadito che senza figli non c’è futuro e che non è possibile che la seconda causa di povertà in Italia sia la nascita di un bambino”.

“Tra una sostanziale indifferenza – scrive il presidente del Forum delle famiglie – di tanto in tanto l’Istat tira fuori bollettini di guerra sulla popolazione italiana che diminuisce di oltre 150 mila unità ogni anno, nonostante gli immigrati”.

Secondo De Paolo “la denatalità è un tema serio che riguarda tutti. Nessuno escluso. Perché ha a che fare con le pensioni future, con il welfare, con la sanità pubblica e gratuita, con la chiusura delle scuole, l’emigrazione dei nostri figli e il crollo del PIL”.