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Utero in affitto, la bimba nasce con un difetto; i genitori: «staccate la spina»

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utero in affitto

Utero in affitto, in Ucraina la fabbrica della surrogazione: si compra il figlio perfetto e si scarta quello con il difetto

Una storia agghiacciante quella che proviene dall’Ucraina dove, grazie a diverse cliniche e allo sfruttamento di ragazze povere, si è determinato in pochi anni un considerevole aumento di surrogazioni.

Il Paese è la meta ambita da ricche coppie occidentali che ottengono figli grazie a quella che possiamo definire una delle pratiche più abominevoli dei nostri tempi: l’utero in affitto.

La giornalista che si è occupata del caso di cui vi stiamo scrivendo lavora per la rete australiana Abc News e si chiama Samantha Hawley.

La protagonista della storia è Bridget, una bambina nata dopo che una coppia di americani, Matthew S. E. T., 39 anni, e la moglie Irmgard P., 61, stipula un contratto di surrogazione con una ragazza ucraina.

Nel 2016 la madre surrogata partorisce due gemelli; il parto avviene alla venticinquesima settimana di gestazione: uno dei gemelli muore mentre Bridget riporta gravi danni cerebrali.

La coppia che tanto aveva desiderato un figlio si rende conto di dover accudire con amore e impegno quel piccolo angelo ma, evidentemente, non era quello che volevano: rifiutano Bridget e tornano in California.

Le condizioni della piccola peggiorano: per i medici si tratta di una condizione irreversibile. Dopo cinque mesi i “genitori” americani spediscono una lettera indirizzata all’ospedale in cui chiedono di “staccare la spina”.

Utero in affitto: Dio ce ne scampi

Passano i mesi e la piccola finisce in orfanotrofio. Risulta essere legalmente figlia dei due americani ma non avendo cittadinanza ucraina non può essere adottata.

Due anni dopo, in una seconda lettera, i genitori lasciano l’autorizzazione a chi volesse adottare la figlia.

Oggi la piccola Bridget ha 3 anni e mezzo, è disabile e ha un ritardo intellettivo e motorio. A occuparsene dalla nascita è l’infermiera Marina Boyko, convinta che un giorno la piccola potrà camminare.

Nonostante tutto, Bridget vive e la giornalista Hawley, che ha voluto incontrarla, parla di lei come di una bambina dolcissima e piena d’amore: quell’amore familiare di cui aveva tanto bisogno e che gli è stato negato.

Una storia assurda che dovrebbe far riflettere tutte quelle persone convinte che l’utero in affitto sia una pratica lecita in una società “evoluta” come la nostra.

Se evoluzione significa approfittare di una ragazza povera e scartare un figlio perché non “perfetto” beh, Dio ce ne scampi.