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Secondo il virologo Clementi forse gli infetti non sono più contagiosi – Video

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massimo clementi

Dopo aver partecipato al convegno sul coronavirus voluto da Vittorio Sgarbi, il virologo Massimo Clementi torna a parlare di covid-19. 

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, l’Esercito italiano si sta preparando a fronteggiare una seconda ondata di Covid-19. Eppure, secondo diversi esperti, tra cui il virologo Massimo Clementi, “non ci sarà nessuna seconda ondata”.

Il direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele di Milano aveva partecipato nei giorni scorsi al convegno organizzato da Vittorio Sgarbi.

Nel suo intervento aveva sottolineato come nel nostro Paese “la situazione epidemiologica relativa alla pandemia da SARS-CoV-2 è al momento di sostanziale stabilità e controllo”.

Nell’intervista rilasciata oggi a La Stampa, Clementi ha voluto anche ribadire la sua contrarietà alla proroga dello Stato di emergenza, cosa che aveva già fatto al convegno in Senato.

È evidente, in primis, la progressiva riduzione di nuove infezioni dal mese di maggio a oggi”.

Durante la partecipazione al convegno aveva spiegato come il ruolo della temperatura ambientale non favoriva questo tipo di virus e che la malattia si avvia verso l’azzeramento dei ricoveri in terapia intensiva.

Ma non solo: “La carica virale spesso è talmente bassa che si è avviata la discussione relativa alla reale capacità di questi soggetti [infetti] di essere infettanti per gli altri”.

Massimo Clementi sulla proroga dello Stato di emergenza

La notizia della proroga dello Stato di emergenza è ovviamente rimbalzata anche all’estero. Il virologo ha detto che alcuni suoi colleghi – che vivono fuori dall’Italia – gli hanno telefonato chiedendogli cosa stesse succedendo. “Questo non è certo un bel messaggio per il nostro turismo”.

Un altro problema sollevato per giustificare tale proroga è la possibilità che, nei prossimi mesi autunnali e invernali, si potrebbe andare incontro a una seconda ondata di pandemia. Ma il virologo non ci sta: “Si vuole estendere un’emergenza sulla base di un’ipotesi”.

C’è anche chi, dopo aver preso in considerazione i dati di altri Paesi come ad esempio il Brasile, parte degli Stati Uniti e l’India, crede sia giusto prorogare lo Stato di emergenza.

Clementi ha spiegato che “in questi Paesi l’epidemia è iniziata in ritardo rispetto all’Italia e al resto d’Europa e hanno attuato misure di controllo dei casi spesso parziali e non uniformi”.

Quindi ha chiesto se era davvero indispensabile evocare lo Stato di emergenza per l’Italia solo perché la situazione epidemiologica è ancora problematica in altri Paesi del mondo.

Secondo il virologo no, in quanto “questo aspetto può essere correttamente affrontato con una efficace e flessibile strategia di controllo dei flussi dai Paesi a rischio”. Foto: YouTube