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Vitamina D e virus: per il Ministero era una fake ma la scienza conferma

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L’importanza della vitamina D per il nostro benessere è ben nota ma adesso uno studio ha confermato anche la sua efficacia nel prevenire il rischio di contrarre il virus SARS-CoV-2.

Già a marzo, gli studiosi dell’Università di Torino avevano notato una correlazione tra la carenza di vitamina D e i contagiati.

Avevano quindi suggerito ai medici di incrementare nella terapia questa importante vitamina. Ma non avendo riscontri scientifici a sostegno della loto ipotesi, avevano ricevuto non poche critiche.

Adesso però un nuovo studio cambia la situazione e mette a tacere coloro che hanno urlato alla fake news contro chi suggeriva di incrementare la vitamina D per proteggersi dal virus.

Lo stesso ministero della Salute aveva inserito tra le bufale sulla Covid-19 i benefici di questa vitamina. Al punto 40 infatti si legge: «La vitamina D protegge dall’infezione da nuovo coronavirus. FALSO».

Adesso conferme dalla scienza arrivano grazie a uno studio pubblicato sulla rivista Aging Clinical and Experimental Research.

A condurre la ricerca Petre Cristian Ilie, capo urologo del Lynn NHS Foundation Trust della Queen Elizabeth Hospital e Lee Smith della Anglia Ruskin University (ARU).

Il presupposto di partenza era la correlazione, confermata da precedenti studi, tra la carenza di vitamina D e infezioni acute del tratto respiratorio.

Vitamina D e virus: i risultati della ricerca

Gli obiettivi della ricerca erano: trovare un’associazione tra la mortalità e il numero di casi di Covid-19 in base ai livelli medi di vitamina D in vari Paesi.

Per verificare la loro ipotesi si sono concentrati su venti Paesi europei. Hanno dedicato particolare attenzione a Spagna e Italia, dove si è avuto il più alto tasso di mortalità (ancora da confermare) per Covid-19.

Questi due Paesi hanno mostrato livelli medi di vitamina D più bassi rispetto a tutta la popolazione europea. I livelli più alti invece si riscontrano nel Nord Europa, dove molte persone assumono integratori a causa della scarsità di sole.

Quello che hanno osservato è che il numero di casi e il tasso di mortalità più elevati, a causa del virus SARS-CoV-2, erano presenti proprio nella popolazione con livelli più bassi di vitamina D.

Questo potrebbe anche essere dovuto al fatto che la vitamina D riesca a modulare la risposta dei globuli bianchi. In questo modo impedisce loro di rilasciare troppe citochine infiammatorie, caratteristica che invece è comune nei pazienti Covid.

Inoltre, in riferimento ai numeri di casi, la vitamina D potrebbe essere in grado di prevenire il rischio di infezione perché ha un ruolo legato all’Ace2, un’enzima che il virus usa come porta d’ingresso nelle cellule. L’ACE2 presente nel sangue funziona da anticorpo neutralizzante ed è favorito dalla vitamina D.

I ricercatori di questo studio hanno infine concluso: «La vitamina D ha già dimostrato di proteggere dalle infezioni respiratorie acute e si è dimostrata sicura. Dovrebbe essere consigliabile eseguire studi dedicati sui livelli di vitamina D in pazienti COVID-19 con diversi gradi di gravità della malattia.»