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Esperimenti sui bambini: testimonianza scioccante di una mamma di Modena – Foto

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sperimentazione di farmaci

Questa intervista nasce in modo casuale durante una chiacchierata con una mamma. Non avrei pensato di arrivare a parlare di sperimentazione di farmaci in queste circostanze.

I nomi usati nell’articolo sono di fantasia per tutelare la privacy dei diretti interessati che hanno raccontato la storia.

Anno 2010. Andrea vive nella provincia di Modena, frequenta la quarta elementare e ha due sorelle.

È un bel bambino, ma purtroppo soffre di una malattia che a volte lo fa stare male: artrite reumatoide.

Non sempre però, a volte sta bene altre invece ha dolore alle gambe e non riesce a stare insieme ai compagni di classe che vogliono giocare a calcio.

Questa sua malattia rende Andrea vittima di emarginazione da parte dei compagni e della maestra, probabilmente inadatta a gestire la situazione, che riversa tutte le problematiche sulla famiglia. Consiglia ai genitori di sottoporre il figlio a psicoterapia.

La madre accetta di buon grado. In fondo Andrea ne gioverebbe per due motivi: il primo, per la scuola, per aiutarlo a superare questo momento di disagio coi compagni; il secondo perché Anita, la madre, si sta separando dal papà di Andrea (un altro problema).

Perciò Anita va all’appuntamento nel reparto di neuropsichiatria infantile speranzosa e ottimista.

Moduli per la sperimentazione di farmaci alla prima seduta

Lo psichiatra D.N. del reparto espone le domande di rito ad Anita e Andrea e alla fine dell’incontro fornisce dei moduli da consegnare per la seduta successiva.

Una volta a casa però Anita si accorge che c’è qualcosa di strano, lei pensava fossero semplici domande per aiutare nella diagnosi, ma a un attento esame risulta essere una richiesta di consenso per la sperimentazione di farmaci su minori: il RITALIN.

A quel tempo Anita aveva appena letto un articolo, “Ritalin e cervello, i disastrosi effetti del narcotico Ritalin e le sue conseguenze sul cervello” di Heinrich Kremer.

Così al secondo incontro Anita fa presente allo psichiatra che non vuole dare farmaci a suo figlio.

Prontamente il medico la rassicura dicendole che il modulo che le ha consegnato è una sperimentazione finanziata dalla regione e che il figlio può partecipare anche senza la somministrazione del farmaco.

Infatti sono previsti dalla sperimentazione stessa due campioni di ragazzi: uno con la somministrazione e l’altro senza.

La mamma comunque non accetta e chiede una normale psicoterapia, oppure, se non è possibile, è disposta a recarsi col figlio in un’altra struttura. Così il dottor D.N. le dice che non c’è problema e che non farà nessuna sperimentazione di farmaci.

Andrea quindi effettua dei semplici accertamenti dalla logopedista del reparto per dislessia e test di intelligenza e accertata la normalità del ragazzo viene rimandato a casa.

Dopo qualche tempo Anita scopre che la maestra aveva mandato quasi metà classe nel reparto di neuropsichiatria.

Che dire, una maestra che sapeva gestire i suoi alunni o le sue finanze? Ma questo non possiamo dirlo…

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Quanti bambini avranno accettato di essere cavie?

Anita però non sa dirmi quanti di questi abbiano seguito la sperimentazione consigliata perché chiaramente nutriva un leggero risentimento per la classe che escludeva il figlio e di conseguenza non aveva instaurato nessun rapporto con gli altri genitori.

Ora Andrea ha 17 anni, capelli neri, spalle larghe e la sua artrite fortunatamente è acqua passata.

Anita mi guarda e mi dice: “io però sto male a pensare che qualcuno di quei bambini possa aver preso il Ritalin per niente”.

Poi aggiunge: “E poi non ti immagini i bimbi pakistani. Sai quanti ce ne sono in neuropsichiatria? Loro non capiscono bene la lingua, pensano di fare la cosa giusta per i figli. Sono lì seduti nel corridoio in fila, alcuni sbattono la testa contro il muro ripetutamente, altri se ne stanno lì inermi con sguardi vuoti”.