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Vongole pericolose vendute in Italia: sono del fiume più inquinato d’Europa

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vongole

Lo scandalo era cominciato già la scorsa settimana con il sequestro di quattro quintali di vongole pericolose raccolti nel fiume più inquinato d’Europa.

La Guardia costiera per settimane ha monitorato l’area della foce fiume Sarno, a Castellammare di Stabia, fino a riuscire a cogliere in flagrante uno dei sub del business delle vongole.

Perché proprio di business si parla. Infatti nell’area monitorata dalle autorità c’è un un’importante numero di molluschi: da sei chili di sabbia riuscivano a ricavare circa un chilo e mezzo di vongole.

C’è solo un piccolo problema: il Sarno è il fiume più inquinato d’Europa e con lui anche le vongole che sono sul suo fondale.

Questo è stato confermato, come si legge su Il Mattino di Napoli, anche dalle analisi condotte dall’Arpac e dall’Istituto Zooprofillatico di Portici.

I campioni di acqua e di sabbia prelevati e analizzati non lasciano spazio all’immaginazione e all’interpretazione: le vongole del Sarno sono velenose.

Dalle dichiarazioni del comandate Savarese della Guardia costiera, l’impresa criminale che fa parte del business della pesca delle vongole sarebbe la stessa che dilania la costa di Sorrento con l’estrazione illegale dei datteri di mare.

«La pesca in quell’area non è autorizzata ed è funzionale al commercio abusivo di prodotti potenzialmente nocivi per la salute pubblica. Le vongole sono molluschi filtratori e trattengono i metalli pesanti di cui sono colme le acque alla foce del Sarno», specifica il capitano Savarese.

Vongole pericolose per la salute commerciate in pescheria

I molluschi del Sarno erano vendute in alcune pescherie, tra queste una delle sospettate era nel Comune di Boscoreale.

Infatti, dopo i controlli, la pescheria è risultata parte della rete di commercianti senza scrupoli pronti a mettere a repentaglio la salute dei clienti per il lauto guadagno.

Il sub arrestato durante la pesca illegale delle vongole, oltre all’accusa per il reato di pesca vietata, rischia anche un’accusa di attentato alla salute pubblica.