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Voto agli anziani? Grillo lo vuole eliminare. Ma lui ha 71 anni e ancora parla

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voto agli anziani

Beppe Grillo lancia una nuova provocazione: togliere il diritto di voto agli anziani. “Cosa dovrebbero fare le democrazie quando gli interessi degli anziani sembrano essere in contrasto con gli interessi delle giovani generazioni?”

“Una proposta – scrive Grillo nel suo bloggià ampiamente discussa dal filosofo ed economista belga Philippe Van Parijs e dai più grandi sostenitori del reddito universale”.

“L’idea nasce dal presupposto che una volta raggiunta una certa età, i cittadini saranno meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico, rispetto alle generazioni più giovani, e molto meno propensi a sopportare le conseguenze a lungo termine delle decisioni politiche”.

Secondo il comico ligure a queste condizioni “i loro voti dovrebbero essere eliminati del tutto, per garantire che il futuro sia modellato da coloro che hanno un reale interesse nel vedere realizzato il proprio disegno sociale”.

Poi, tornando sul voto ai sedicenni pone una domanda: “Se un 15enne non può prendere una decisione per il proprio futuro, perché può farlo chi questo futuro non lo vedrà?”.

I dati Istat riportati da Grillo dicono che nel nostro paese le persone con più di 65 anni, vicine all’età della pensione o che hanno già smesso di lavorare, sono oggi oltre 13 milioni e mezzo.

“Sempre i dati ci dicono che gli anziani non amano particolarmente il progresso, scelgono risultati più “vicini” al loro stile di vita”.

A proposito delle elezioni negli Stati Uniti e nel Regno Unito, Grillo fa un elenco di scelte degli over sessantacinque che, ci sembra di capire in maniera negativa, avrebbero condizionato il voto.

Le scelte

Avevano ad esempio quasi il doppio delle probabilità di essere contrari ai matrimoni gay; di essere pro Brexit e contrari alla legalizzazione della marijuana.

“Quasi il 50% in più di probabilità di credere che gli immigrati avessero un impatto negativo sulla società” e “un forte disinteresse verso la salvaguardia del clima, che diminuisce man mano con l’età”. Anche il sessanta per cento in più di probabilità di votare per Donald Trump.

Dopo aver letto questo elenco mi piacerebbe poter fare qualche domanda a Grillo, tipo: chi stabilisce quali siano le giuste premesse per poter andare al voto? Bisogna necessariamente essere pro matrimoni gay, contro la Brexit e favorevoli all’uso della marijuana?

Gli immigrati rappresentano unicamente un impatto positivo nella società? Ma soprattutto: votare un politico come Donald Trump, che riesce a portare il tasso di disoccupazione al 3,5% (il livello più basso dal 1969 negli Stati Uniti) è davvero così negativo per le nuove generazioni in cerca di lavoro?

Ma per Beppe c’è anche un altro problema, che “gli anziani non amano particolarmente il progresso, scelgono risultati più “vicini” al loro stile di vita”. E se a votare saranno soltanto quelli lontani dallo stile di vita degli anziani, che tipo di risultati otterremo?

Voto agli anziani influenza gli interessi dei più giovani

Poi continua a riportare altri dati mettendo in relazioni le scelte dei giovani rispetto a quelle degli anziani. “In ambito Brexit la maggior parte dei giovani ha votato chiaramente per restare in Europa”.

Insomma, secondo il guru del MoVimento, le statistiche “dimostrano senza ombra di dubbio che le decisioni prese dalle generazioni più anziane influenzano gli interessi delle generazioni più giovani e non ancora nate”.

Che il voto degli anziani possa influenzare le nuove generazioni è abbastanza ovvio, che possano farlo in maniera negativa molto meno.

Secondo i dati Istat citati dal comico, dopo i 65 anni una persona su 5 non si interessa di politica e la percentuale sale a circa una persona su 3 (il 32%) oltre i 75 anni.

Non voglio di certo mettere in dubbio questi dati, è infatti molto probabile che superati i 65 anni la politica possa avere un impatto diverso nella vita di un uomo, soprattutto in un Paese come il nostro dove, prima di arrivare alla pensione, vedi cambiare chissà quanti governi e tutti appaiono molto distanti dai bisogni reali degli elettori.

Mi sembra però giusto spezzare una lancia a favore dei tantissimi sessantacinquenni che ancora lavorano e con grande sacrificio aiutano figli e nipoti, che fanno volontariato e che s’impegnano politicamente nel proprio territorio o a livello nazionale.

“La nostra forza e la nostra saggezza”

Magari la mia analisi è errata, magari avrà ragione il filosofo ed economista Philippe Van Parijss, ma credo che gli anziani rappresentino una ricchezza, soprattutto per le future generazioni.

Ed è a loro che il diritto di voto non dovrebbe mai essere negato, a chi ha esperienza e attitudine nell’aiutare il prossimo. Dubito che un ragazzino possa aver avuto esperienze tali da poter fare una scelta migliore di un anziano, per non parlare dell’egoismo e dell’egocentrismo dilagante tra i giovanissimi.

Chi scrive si trova nel mezzo, non sono più un giovanissimo ma nemmeno un anziano. Ho fiducia nelle nuove generazioni ma resto del parere che sia meglio ascoltare e imparare da chi, prima di noi, ha provato in qualche modo a migliorare il nostro futuro.

“Le nonne e i nonni sono la nostra forza e la nostra saggezza. Che il Signore ci dia sempre anziani saggi!” (Papa Francesco).