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Whirlpool chiude, la rabbia degli operai: «Strappiamo le tessere elettorali»

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whirlpool operai

In un servizio mandato in onda durante il programma Tagadà è emersa tutta la disperazione degli operai Whirlpool di Napoli, costretti a timbrare il cartellino per l’ultima volta.

La Whirlpool chiude lo stabilimento e decide di avvisare i dipendenti con un sms. “La direzione di Whirlpool comunica la cessazione di tutte le attività produttive presso lo stabilimento di Napoli. Qualsiasi accesso non autorizzato – continua il messaggio – sarà perseguito in termini di legge. Distinti saluti”.

I dipendenti hanno occupato la sede. “Dopo ottant’anni che stai sul territorio napoletano «distinti saluti»? ma come ti permetti?” ha commentato una dipendente senza riuscire a trattenere le lacrime.

“Grazie al nostro Governo abbiamo buttato 21 anni” ha commentato una ex collega. “La nostra rabbia è proprio questa, che neanche loro hanno potuto combattere una multinazionale. Le multinazionali oggi vinceranno sempre, oggi a noi e domani chissà a chi succederà”.

La chiusura della Whirlpool arriva in un momento particolarmente difficile per la nostra economia e, questa volta, difficilmente si potrà trovare una soluzione.

Ci aveva provato l’allora Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio: “Whirlpool non licenzierà nessuno e, anzi, riporterà in Italia parte della sua produzione che aveva spostato in Polonia” aveva dichiarato nel 2018.

“Questo è il frutto di una lunga contrattazione che siamo riusciti a chiudere al ministero dello Sviluppo Economico. Sono quindi orgoglioso di dire che ce l’abbiamo fatta: stiamo riportando lavoro in Italia”.

Whirlpool chiude e gli operai non credono più nella politica

E invece le cose sono andate diversamente. “Bisogna strappare le tessere elettorali e non andare più a votare” ha detto un operaio.

“Ci hanno chiesto di lavorare in piena pandemia e abbiamo risposto: siamo andati e abbiamo lavorato. Il 31 ottobre ci hanno buttato fuori, non serviamo più, siamo merce da gettare”.

Lo stesso operaio ha mostrato alcuni faldoni in cui c’erano gli accordi presi negli anni ’70 tra l’impresa e lo Stato: “Quando c’era un governo che sapeva fare politica industriale”.

Una situazione drammatica che coinvolge madri e padri di famiglie. “Prima si lavorava di notte e adesso siamo costretti a fare la notte per paura di trovare i cancelli chiusi” ha detto uno degli operai che stava manifestando.

“A 52 anni mi devo trovare in mezzo a una strada, a non poter dare più un futuro… la mia rabbia è quella, sono i miei figli. Non posso dire di non andare all’università perché non ti posso mantenere, non ti posso pagare le tasse. A un padre di famiglia gli hai tolto tutto, gli hai tolto la dignità, l’hai massacrato, l’hai ucciso”. Foto: La7